Da qualche settimana il centro storico della nostra bella Pisa non è più il solito. Non vi si respira più quella caratteristica aria di “pisanità”, che nasce dalla mescolanza tra i “pisani storici” e gli studenti, i lavoratori pendolari, i migranti, i turisti. Al posto del meticciato bello e includente, eredità dell’antica vocazione marinara della nostra città, subentra un senso di oppressione dovuto alla militarizzazione quasi da check point degli spazi. Rischiamo di non provare più quella bella sensazione di cui scrisse anche Giacomo Leopardi scrivendo di Pisa alla sorella dalla prospettiva irrepetibilmente bella dei nostri lungarni. Il dispiegamento di forze dell'ordine non è solo esagerato e fuori luogo, ma addirittura contraddice il legittimo bisogno di “sicurezza” e, alla lunga, anche gli interessi economici di chi quella sicurezza la invoca ad ogni piè sospinto.
Davvero si pensa di debellare il mercato della droga appostando un carabiniere tra i tavoli di un caffé all’aperto, uno all’ingresso di un ristorante e l’altro a presidio di un Kebab? Non sorge il dubbio che chi spaccia non è così ingenuo e semplicemente si sposta in un altro luogo? Non si capisce che la piaga della droga si combatte alla radice, investendo sull'intrattenimento sano, sulla socialità e sulla lotta ai grandi traffici? Davvero si crede di “educare” chi orina davanti ad una saracinesca chiusa mettendogli alle costole un poliziotto? Come non si capisce che, oltre a qualche bagno pubblico in più, giovani e meno giovani frequentatori del centro storico chiedono di più in termini culturali e ricreativi, e che in questa direzione andrebbero investite più risorse?
Sono stati i sindacati delle stesse forze di polizia, quest’estate, a esprimere concetti analoghi a questi. Obiettavano, e noi eravamo d'accordo, che la polizia non dipende dal Comune ma dal Ministero dell’Interno e che tranquillità e sicurezza non sono esclusivo privilegio di chi abita al centro storico ma di tutti i contribuenti. Spiace constatare come anche loro abbiano ricevuto così poco ascolto dalle istituzioni comunali.
La politica dell’apparenza e della deriva securitaria prende il sopravvento sulla buona politica e sulla capacità di ascolto di una società variegata e vitale, come quella pisana. Questo, tra l'altro, hanno voluto esprimere i giovani del comitato degli “ingovernabili” con il loro simbolico “accerchiamento” delle forze dell’ordine con tanto di nastro delimitante. Hanno espresso una posizione assolutamente condivisibile, che non nasconde i problemi ma che propone soluzioni sociali e culturali, al posto di quelle militari.
Purtroppo la politica cittadina non solo non sente, ma addirittura propone – come ha recentemente fatto la coordinatrice del circolo PD Pisa Centro – di aumentare la presenza delle forze dell’ordine ad altre zone della città, quasi a realizzare un coprifuoco di fatto: un’incomprensibile gara col PdL e
Che non siamo d’accordo con questa idea di città è ovvio. Piuttosto, attendiamo il giorno in cui questa politica repressiva comincerà a suscitare qualche dubbio, in cui “qualcuno” si accorgerà di avere esagerato e quelli che oggi credono di risolvere il problema coi presidi della polizia subiranno i contraccolpi economici dello svuotamento del centro storico. Sperando che non sia troppo tardi. Prato insegna che, a suon di imitarla la destra poi arriva, quella vera.
Per la segreteria cittadina
di Rifondazione Comunista
Roberto Cini e Federico Oliveri
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