domenica 14 febbraio 2010

Firenze 13 febbraio Federazione della Sinistra Toscana COMUNICATO STAMPA

Dopo una discussione non facile, dopo una serie di valutazioni politiche e programmatiche la Federazione della Sinistra ed i Verdi hanno deciso di dare il via libera all’accordo con il centro-sinistra.

Le ultimissime ore e gli strappi che si sono verificati, nonché una serie di “muscolari” dichiarazioni a mezzo stampa testimoniano quanto, al di la degli aspetti programmatici, qualcuno abbia tentato fino all’ultimo di costruire artificiose “barriere di principio” su cui sacrificare un accordo politico. Un nodo delicatissimo e complesso come quello relativo alle politiche sui migranti è stato brandito come una clava. Per noi prevale il merito, ed il merito è che siamo tutti d’accordo a dare un giudizio critico sulla Bossi Fini e sul carattere iniquo ed inefficace dei CIE e che in caso di richiesta da parte del governo noi proporremo un modello che è quello che Rossi ha più volte ribadito in queste settimane. Il resto sono solo chiacchiere.

Abbiamo invece apprezzato la disponibilità e la volontà con le quali Enrico Rossi ha ricercato, nella lealtà e nella chiarezza, un accordo con la Federazione della Sinistra e con i Verdi lavorando, fino all’ultimo momento, alla costruzione di un programma che al suo interno avesse contenuti nei quali le singole forze della coalizione potessero riconoscersi. Un punto di mediazione che pure nelle differenze ci permette di lavorare assieme per obiettivi condivisi quali: un rinnovato ruolo pubblico di programmazione e controllo, promuovendo la centralità del lavoro, l’investimento nella buona occupazione, nelle produzioni ad alto contenuto tecnologico ed ambientalmente sostenibili, nello sviluppo delle energie rinnovabili e della filiera corta, nella scuola pubblica, riaffermando il no a OGM e nucleare e il mantenimento delle conquiste in campo sociale e sanitario.

A conclusione rinnoviamo con forza e convinzione l’appello ai compagni e alle compagne di Sinistra Ecologia e Libertà e ai soggetti della sinistra d’alternativa per costruire insieme una lista unitaria, per non disperdere il buon lavoro comune che abbiamo svolto sul programma e costituire, all’interno del Centro-Sinistra, un polo attrattivo per un popolo che, stanco di divisioni, premierebbe una proposta politica non ambigua, rispettosa delle diverse identità e traiettorie strategiche che rilanci un percorso unitario a sinistra. Per noi la lista fra Federazione della Sinistra e Verdi è intanto un primo passo.

venerdì 12 febbraio 2010

Sabato 13 febbraio alle ore 16.00 Conferenza Provinciale Giovani Comunisti - Pontedera - Centro Poliedro, Piazza E. Berlinguer

Nello spirito dell' Organizzazione il voler creare gli spazi per un confronto politico aperto a tutta la sinistra i GIOVANI COMUNISTI/E DELLA FEDERAZIONE DI PISA

hanno convocato la Conferenza Provinciale dei/delle Giovani Comunisti/e per domani, sabato 13 febbraio 2010 alle ore 16.00 presso il Centro Poliedro in Piazza E.Brlinguer a Pontedera (PI).

La conferenza si aprirà con la Relazione del Portavoce uscente e dopo la presentazione dei "Documenti Nazionali" i contributi di tutti gli intervenuti saranno al centro del confronto.

Sollecitando la tua presenza, ti ricordiamo che la Conferenza è aperta alla partecipazione di tutti i simpatizzanti.
Per qualsiasi informazione puoi far riferimento a Stefano Spinelli 3494532978.

Saluti.

Per La Federazione
Stefano Spinelli

martedì 9 febbraio 2010

Spedita alla stampa e mai pubblicata

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

P I S A

Pisa 5 febbraio 2010


Siamo alle soglie delle elezioni regionali e, come è giusto che sia, è evidentemente iniziata la campagna elettorale. In questo senso leggiamo la recente nota del segretario provinciale del PD Ivan Ferrucci che immancabilmente alla vigilia di ogni elezione ribadisce, con evidente accezione negativa, la “prospettiva identitaria di PRC e PDCI”. Allo stesso tempo viene delineata come orizzonte programmatico del PD una nuova visone del patto costituzionale e la costituzione di una nuova cultura ed una nuova classe dirigente. Il passaggio aulico con cui Ferrucci sintetizza tali e condivisibili esigenze sembra però dettato da una impostazione per così dire “tradizionale” della politica, ossia dire tutto e niente, tralasciando forse la parte più interessante e “nuova”, ovvero come, con quali strategie si intendono realizzare i desiderata. Già Enrico Berlinguer, pochi anni prima della sua morte, guardava con sospetto ad un “nuovismo” per così dire teorico più che declinato sulle problematiche reali e sulle contraddizioni non risolte che strutturano la nostra società, ancora oggi e forse di più, in pesanti e inaccettabili diseguaglianze. Il nostro presunto identitarismo, che si traduce in una richiesta di scelte e di chiarezza è forse più moderno e più consono ad una revisione culturale della politica e del suo ruolo nella società. Su queste basi vorremmo confrontarci in una, come dice Ferrucci, “riflessione programmatica e culturale”. Un confronto aperto, però, non rilegato nelle stanze dei partiti, ma rivolto a tutti coloro che vedono nel liberismo aggressivo, nel mercato senza disciplina e senza altra preoccupazione se non quella di soddisfare l’ambizione individuale e l’arricchimento “pret-à-porter”, le cause principali della involuzione della nostra società. Un confronto reso ancora più necessario dalle derive populiste e autoritarie dell’attuale governo di destra.

Ed allora, per esplicitare compiutamente, la nostra posizione non c’è niente di meglio che partire da temi concreti: il tema della filiera corta in agricoltura, ad esempio, ci vede spesso su posizioni convergenti, l’esigenza di coniugare la tutela dell’ambiente con la qualità degli alimenti e la possibilità di affermare nuove opportunità di impiego per i giovani, è largamente condivisa. Esiste però un elemento incontrovertibile che ostacola questo percorso, ovvero il consumo di terreno fertile (3% annuo in toscana!) quale e soprattutto quello di pianura più vicino ai centri urbani. Si palesa così una delle tante contraddizioni non risolte: speculazione immobiliare versus “filiera corta”, tanto per sintetizzare. E’ evidente,”, che si dovrebbero affrontare delle scelte ed essere concreti e coerenti nei contenuti programmatici e nei provvedimenti. Questo è il senso del nostro “identitarismo” con il quale noi, che vogliamo ancora oggi definirci comunisti, vorremmo affrontare un confronto su tutte le altre “contraddizioni non risolte” sulle politiche del lavoro, dei salari e dei redditi, sulla tutela ambientale, sulla gestione dei beni e dei servizi, sulle politiche sociali. Un confronto aperto e senza infingimenti, senza tatticismi o peggio ancora politicismi. Un confronto che non vuole dire assolutamente condivisione, ma strumento al servizio di una nuova stagione di crescita culturale della società.



Andrea Corti

Consigliere provinciale

Sergio Palazzi

Segretario provinciale PdCI

Luca Barbuti

Segretario provinciale PRC


domenica 7 febbraio 2010

Grave situazione al Don Bosco: “Non dimentichiamo il popolo dei detenuti”

In relazione all’articolo apparso su Il Tirreno, riguardante le condizioni della struttura del penitenziario don Bosco, vorremmo mestamente mettere a fuoco alcuni aspetti altrimenti facilmente travisabili da parte dei lettori. Non è certo un mistero per la popolazione pisana, ed in particolare modo per la popolazione detenuta, la cattiva condizione della struttura del don Bosco, passandoci davanti (senza voltarsi istintivamente dal lato opposto) non può che balzare agli occhi tanto grigio squallore, tanto da sembrare assurdo che in esso siano costrette a vivere tante persone: circa il doppio di quelle che la legge consentirebbe. La sospetta presenza di amianto nelle mura non è certo l’aspetto più grave, la scorsa estate a causa di un ritardo del ministero nel pagamento delle bollette l’azienda concessionaria ebbe modo di lasciare al secco i detenuti, immaginate dover fare i propri bisogni nel sacchino della immondizia…la sala colloqui non recepisce le normative di legge non consentendo quell’attimo di rilassatezza tra il detenuto ed i propri cari, le celle sono prive di doccia ed acqua calda e via dicendo: è la situazione insomma della maggioranza delle carceri italiane, e la responsabilità principale come sempre è politica, va ricercata al vertice e non certo incolpando questo o quel funzionario pubblico.

Protezione Civile Spa... no grazie

Nel discutere sui cambiamenti strutturali e di indirizzo che stanno coinvolgendo il sistema “Protezione Civile” non possiamo non constatare che anche nel drammatico evento dell’alluvione del Serchio dello scorso Natale, l’efficienza nella gestione delle calamità naturali è stata ancora una volta ampiamente dimostrata. Le esigenze rispetto ad un sistema di coordinamento di tutte le forze in campo attraverso la protezione civile si sono rivelate ancora una volta indispensabili. Altrettanto necessarie e indispensabili sono le interlocuzioni dirette tra protezione civile e governo centrale nella gestione del post emergenza e per l’accertamento ed il risarcimento dei danni alle famiglie ed alle imprese. A questo livello, tuttavia, il meccanismo rischia di incepparsi, prova ne sono i ritardi e gli stanziamenti al momento largamente insufficienti con cui il governo centrale sta affrontando il post emergenza e soprattutto la fase di risarcimento di imprese e famiglie le quali, ribadiamo ancora una volta, non possono e non devono attendere oltre.

Ci chiediamo allora perché, con quali scopi, si voglia oggi sovvertire il ruolo sociale di soccorso in caso di calamità naturali per il quale è stata creata la Protezione Civile”, per trasformarla in una SPA di stampo privatistico. Si vuole forse addivenire ad un sistema “centralizzato” a carattere privato che gestisca, senza alcun controllo democratico, risorse finanziarie di proporzioni rilevanti per gli appalti pubblici di grandi opere, eventi e manifestazioni. Su questa “involuzione” che vedrebbe la privatizzazione anche del volontariato non potremmo essere che contrari e vorremmo invece veder rilanciato il sistema “Protezione Civile” nella prevenzione e nel monitoraggio del territorio affinché il rischio delle calamità naturali sia ridotto il più possibile. Prevenzione, cura e monitoraggio del territorio sono infatti le vere priorità per evitare ulteriori disastri e tragedie.

Federico Meini

Assessore comune di Vecchiano

Luca Barbuti

Segretario provinciale